Via del Nazareno PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 08 Giugno 2011 13:37
- da Via del Bufalo a Via del Tritone, R. III Colonna -

Dall’omonimo Collegio istituito per volontà del riminese Michelangelo Tonti, uomo di umili origini, ma austero nell’adempimento dei propri doveri, virtù che lo elevò alle cariche di Vescovo di Cesena, Arcivescovo titolare di Nazaret e Cardinale di S. Chiesa.
Il religioso, ormai anziano e infermo, chiamò al suo capezzale il Calasanzio
al quale dettò il suo testamento lasciando 4.000 scudi alla sorella e tutto il rimanente lo devolse a completo beneficio di un collegio per l'educazione dei giovani poveri da crearsi al più presto nel palazzo nel quale risiedeva e che aveva comprato dal nobile romano Orazio Caietani, ubicato nel rione Colonna, in via del Bufalo.

Il Cardinale dispose, inoltre, che il collegio dovesse denominarsi Nazareno, in memoria della Chiesa di Nazaret del quale egli era stato Arcivescovo titolare. Il 22 aprile 1622, dopo soli tre giorni aver dettato le sue ultime volontà, l’insigne benefattore morì e venne tumulato nella Chiesa del Gesù dove è ricordato da una semplice lapide sul pavimento.
L’istituzione, romanissima, ebbe un inizio alquanto travagliato per il lungo
contenzioso con gli eredi del Cardinal Tonti che ebbe fine soltanto nel 1689, quando la questione si risolse a favore dell'istituzione ed il Collegio Nazareno prese dimora stabile nella propria sede dopo averne dovute cambiare diverse. I lavori iniziarono comunque precisamente nel gennaio del 1630, quando S. Giuseppe Calasanzio, diede inizio al Collegio con otto alunni che di anno in anno divennero una moltitudine.
Qualificatosi immediatamente, attrasse giovani provenienti da
famiglie nobili, quali i Colonna, i Ruspoli, i Falconieri, i Caraccioli,  per cui gli studenti furono divisi in due categorie: i convittori, appartenenti a famiglie ricche; e gli alunni, istruiti gratuitamente. La fama del Collegio crebbe talmente che nel Settecento e nell'Ottocento fu considerato uno dei collegi più alla moda e vi furono educati giovani provenienti da ogni parte d'Italia nel quale si formarono cardinali, diplomatici ed uomini politici. Fu così che il Collegio assunse il titolo di nobile. Particolarmente caratteristica era l'uniforme ottocentesca dei giovani,
un'ampia mantella nera ed il cappello a cilindro.
Nella via si possono ancora ammirare splendidi resti dell’Acqua Vergine con
l’iscrizione monumentale che ricorda la restaurazione di Claudio. Poco lontano una scritta marmorea avverte:

“Xystus P. P. IV / E’ proibito ad ognuno /rompere e forare il condotto /
dell’acqua Vergine / e fabbricarvi vicino /sotto pena di scudi 500 /ed altre pene /
secondo il bando.”

Nell’età di mezzo nell’area vi era un orto mutato poi in giardino di proprietà dell’umanista Angelo Colocci, che per un periodo  diede nome alla via, Notaio della Camera Apostolica il quale usava riunirvi gli amici a banchetto e a recitar poesie.



Fonte: Stradario Romano, Benedetto Blasi, Edizioni del Pasquino, Roma, 1933
 

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