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R. II, Trevi – da L.go P. di Brazzà a Salita di Montecavallo
Anticamente, sul luogo era il Clivo della Salute e nei pressi della gradinata del Quirinale era la Porta Sanquatis, da Sanco, antica divinità sabina. L’attuale strada venne in parte fatta da Paolo V e compiuta da Pio IX con l’innalzamento della pesante muraglia che, adorna di nicchie e statue, toglieva, a coloro che salivano al colle, la vista del palazzo e dello stupendo gruppo dei cavalli della piazza. La sistemazione non piacque al Pontefice il quale, arguto, trovò il modo di punire l’architetto. Quando, infatti, andò ad inaugurare la strada volle essere informato con esattezza della spesa incontrata e poi, rivolto all’architetto, fra il burbero e il faceto, disse: “Quanto ci vorrebbe per rimettere tutto ciò come stava prima?”.
La Via prende il nome dal palazzo della Dataria Apostolica, l’Ufficio della Curia Romana, qui esistente prima del 1870, che aveva il compito di apporre la data sui documenti pontifici e finì con il diventare il Tribunale della Grazia concessa, cioè dei benefici, pensioni, dispense ed ogni genere di supplica e di richiesta di grazia rivolte al Papa. Fu abolita nel 1968 da Paolo VI ed i suoi incarichi furono assunti dalla Segreteria di Stato.
Fino al primi decenni del secolo scorso il portone del palazzo serviva al pubblico passaggio al fine di abbreviare il tragitto per raggiungere vicolo Scanderberg. Leggendo il sonetto dell’immancabile Belli, La Strada Cuperta, ci si accorge che era possibile camminare al coperto dalle Quattro Fontane a Piazza Trevi:
Chi vo ven’ da le Quattro-Funtane\Sempre ar cuperto giù a Funtan-de-Trevi,\Entri er porton der Papa, ch’arimane\Incontr’a S.Carlino; poi se bevi\Tutto er corritorone de si grevi\De papalini fiij de…\Giri er cortile: poi scegni a li Brevi\Sin dove prima se fave erpane.\Com’è arrivato a la Panetteria,\Trapassi l’arco e poi ricali abbasso\E scappi dar porton de Dataria.\E accusì er viaggio finirà all’albergo\De li somari, che stanno all’ingrasso,\Magnano carta zifferata in gergo.
Fino al 1831 le autorità avevano disposto che, per comodità del pubblico, si lasciassero aperti e liberi vari transiti che riuscivano comodissimi per abbreviare i vari percorsi. Molti palazzi erano sottoposti a una specie di servitù: il trapasso, per il quale si aveva libero accesso.
Di questi transiti si ricordano quelli dei palazzi: Chigi, Gabrielli, Doria, Lavaggi, Theodoli, Fiano, Cini, la casa al n. 93 di Via dei Sediari, ecc.
Grande fu la rivolta quando nel 1849 alcuni signori, in barba a questo secolare privilegio, chiusero i loro portoni, allorché il popolo, reputando tale decisione un affronto, vi appiccò fuoco per riappropriarsi del diritto ormai acquisito.
Fonte: Da La Grande Enciclopedia di Roma, a cura di Claudio Rendina, Newton & Compton editori, Roma, 2003 – Stradario Romano, Benedetto Blasi, Edizioni del Pasquino, Roma, 1933
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