Altare della Patria PDF Stampa

È a Roma in piazza Venezia, Rione Pigna, ed è chiamato anche Vittoriano, ovvero Monumento a Vittorio Emanuele II, perché come tale fu ideato nel 1878 e iniziato il 22 marzo del 1885 su progetto di Giuseppe Sacconi.

Data la complessità dell’opera ed il protrarsi dei lavori, dopo la morte del progettista, nel 1905, il monumento fu completato da Gaetano Kock, Manfredo Manfredi e Pio Piacentini; fu inaugurato nel 1911 da Vittorio Emanuele III, per il cinquantenario della proclamazione di Roma Capitale d’Italia, anche se la parte decorativa non era ancora completata.

Il complesso venne poi rimodellato, a seguito della tumulazione nel 1921, del Milite Ignoto (la salma di un italiano sconosciuto, caduto nella prima guerra mondiale), l’evento gli dette la qualifica di Altare della Patria. Inaugurato nuovamente nel 1925, fu definitivamente realizzato nel 1927 nel suo aspetto esterno, mentre gli ambienti interni furono completati solo nel 1935.

Il materiale usato fu il calcare di botticino, molto bianco e abbagliante, che lo distingue in maniera un po’ contrastante con il tipico travertino dei monumenti romani, fu ed è spesso criticato per il suo aspetto tanto da essere paragonato di volta in volta a vari e diversi oggetti, in ogni caso, comunque, rimane uno dei monumenti più fotografati della Città.

In esso tutto ha dimensione colossale a cominciare dall’ingresso, formato da una scalea larga più di trentadue metri, fiancheggiata da due gruppi in bronzo dorato raffiguranti Il Pensiero, di Giulio Monteverde, e L’Azione, di Francesco Jerace, alti cinque metri su una base di sette.

Imponentissimo il bronzeo Gruppo Equestre di Vittorio Emanuele, di Enrico Chiaradia,completato da Emilio Gallori, alto dodici metri su base di circa tredici, per un peso complessivo di cinquanta tonnellate che raffigura il sovrano sedici volte più grande del naturale

Il gruppo fu fuso in tredici pezzi, i soli particolari della bardatura pesano quattro tonnellate, la sciabola è lunga quattro metri e pesa 700 chili, il ventre novemila ed ogni zoccolo misura oltre mezzo metro. Un’opera tanto gigantesca da permettere, una volta posta sulla gradinata, di servire un pranzo per 21 persone all’interno della pancia del cavallo.

La base a panoplie della statua equestre, rappresentante le 14 città d’Italia, è di Eugenio Maccagnani.

Davanti al propileo sinistro, Vittorie su colonne di Nicola Cantalamessa Capotti e Adolfo Apolloni, mosaici di Giulio Bargellini raffiguranti Fede, Forza, Lavoro, Sapienza e la Quadriga bronzea dell’Unità di Carlo Fontana.

Davanti al propileo destro, Vittorie su colonne di Cesare Zocchoi e Mario Rutelli; i mosaici di Antonio Rizzi raffiguranti Legge, Valore, Pace e Unione, e la Quadriga bronzea  della Libertà di Paolo Bartolini.

Tra i due propilei si svolge, in leggera curva, il gran portico lungo settanta metri e largo circa otto, costituito da 16 colonne del diametro di circa un metro e mezzo per un’altezza totale di quindici. Sopra le 16 colonne del sommoportico, s’innalzano le 16 statue delle Regioni d’Italia.

Le dimensioni complessive del monumento rispondono ad una lunghezza di centotrenta metri, una larghezza di centotrentacinque per un’altezza di ottanta.

All’interno il Vittoriano ospita il Museo Centrale del Risorgimento, il Sacrario delle Bandiere delle Forze Armate e numerosi ambienti destinati a prestigiose mostre d’arte.

Sulle fontane poste ai lati della cancellata si adagiano le statue a sinistra dell’Adriatico, di Emilio Quadrelli, a destra quella del Tirreno, di Pietro Canonica.

L’una è sovrastata dalla Forza, di Augusto Rivalta, e la Concordia, di Ludovico Pogliaghi; l’altra da il Sacrificio di Leonardo Bistolfi, e il Diritto, di Ettore Ximenes.

Lungo la scalea i Leoni Alati, di Giuseppe Tonni e, al termine, Vittorie su rostro di Edoardo Rubino e Edoardo De Albertis.

Sopra la tomba del Milite Ignoto vi è  la Dea Roma, con il fregio raffigurante in altorilievo il Trionfo del Lavoro e il Trionfo dell’Amor Patrio, opere di Angelo Zanelli.

 

Degno di nota il rinvenimento, durante la fase di scavo di un pilone per la fondazione dell’opera, di un intero scheletro di elefante preistorico a tredici metri di profondità.

A sinistra del monumento sono i resti della tomba del-l’edile Marco Bibulo, benemerito di Roma, vissuto durante la seconda guerra Punica

Detto sepolcro, ora isolato, era addossato alla casa dei Mantaco; l’iscrizione latina cita “A Caio Publicio Bibulo, edile della plebe, a causa del suo onore e delle sue virtù, per deliberazione del Senato e per comando del popolo, fu a spese pubbliche assegnato un luogo per la sua sepoltura e per i posteri”.

Presso il Gruppo de Il Pensiero venne alla luce il sepolcreto creduto della gente Claudia, che fu interamente demolito

 

Poco lontano dal monumento nel 1845 si vide stazionare il primo omnibus in Roma, che trasportava per gite di piacere fino a S. Paolo fuori le mura, e viceversa, per soli pochi baiocchi

 

 

 

Claudio Rendina, Quest’Italia da La grande enciclopedia di Roma; Newton & Compton, Roma 2003

Benedetto Blasi, Stradario Romano; Edizioni Del Pasquino, Roma 1980

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