Piazza dei Cinquecento PDF Stampa

da Largo di Villa Peretti a Via Marsala – R XV Esquilino e XVIII Castro Pretorio

 

 

Prima del 1888 la piazza si chiamava di Termini dalla stazione ferroviaria, che a sua volta prendeva il nome dal Palazzo di Termini (forse per deformazione dell’antica parola thermae per le antiche Terme di Diocleziano sull’altro lato del piazzale), l’edificio che faceva parte della Villa Peretti Montalto, divenuto poi Collegio Massimo.  Dall’anno indicato la Piazza ricorda i cinquecento soldati italiani massacrati a Dogali dagli Abissini nel 1887 ai quali è stato eretto un monumento per opera di Francesco Azzurri, sormontato da un obelisco egiziano trovato nell’Iseo Campente, nei cui geroglifici si esalta Ramesse il Grande.

Nel1924 l'opera commemorativa l'evento fu trasportata nel vicino giardino di Via delle Terme per consentire migliore accesso alla piazza e, nel 1937, fu posto alla sua base il Leone di Giuda, il bronzo dorato conquistato ad Addis Abeba durante la campagna d’Abissinia. Dopo la seconda guerra mondiale il simulacro bronzeo-dorato fu restituito all’imperatore d’Etiopia.

Bufalini, nella sua pianta del 1551, chiama la zona altissimum Romae locus, a causa del monte di terra formato dai riporti per l’apertura della Via Sistina, che venivano regolarmente scaricati su questa piazza; sulla cima del monte fu addirittura posta una statua di donna seduta che i romani, chissà per quale strana associazione, credettero fosse la Giustizia. Il monte fu spianato all’inizio dei lavori per la costruzione della prima stazione ferroviaria e la statua sparì, mentre dal terreno affiorarono le antiche mura romane, miticamente attribuite a re Servio Tullio perciò dette Serviane, che costituiscono uno dei reperti più preziosi della più antica cinta romana, oggi ancora ben visibile sia sulla piazza sia nei sotterranei della stazione.

Il centro del sistema ferroviario romano, che si affaccia sulla piazza, sorse nel 1856 con una linea che collegava Roma-Ceprano. Lo scalo, alquanto precario, era costituito da una sorta di baraccone a cui si accedeva per mezzo di due scale esterne di legno ed al quale era annesso un buffet gestito dal cameriere favorito del Cardinale Antonelli, un certo Liberato Aureli. La nascita della stazione risale al 1867 quando fu approvato, fra i tanti presentati, il progetto dell’Ing. Salvatore Bianchi. I lavori del complesso iniziarono nel 1869, completati nel 1873 mentre l’inaugurazione avvenne nel 1847. L'edificio era costituito da due corpi di fabbricati che funzionavano come testate del complesso, fiancheggianti e uno centrale più basso e in posizione arretrata; i tre edifici erano raccordati da un alta tettoia metallica che, internamente, proteggeva i binari. Sul fronte della tettoia in seguito venne collocato un orologio che ricoprì grande importanza nella tradizione romana come punto di riferimento, tanto che si usava dire “ci vediamo sotto l’orologio” indicandolo come luogo di preciso incontro.

Nel 1937, in previsione dell’esposizione universale del 1942, fu deciso di smantellare questa costruzione e di ricostruirla secondo un progetto di Angiolo Mazzoni del Grande che prevedeva un arretramento di tutto il complesso per un ampliamento del piazzale antistante. Nel 1938 iniziarono i lavori che furono sospesi dopo la realizzazione delle fiancate, lunghe 2 chilometri, a causa della guerra. Al termine dell’evento bellico fu bandito un nuovo concorso  per la realizzazione di tutto il prospetto anteriore. Nel 1947 il progetto fu vinto da più costruttori (Leo Calini, Eugenio Montuori, Massimo Castellazzi, Vasco Fadigati, Achille Pintonello e Annibale Vitellozzi).

Il nuovo fronte fu edificato nel 1950 con un avancorpo comprendente ristoranti e caffé e una galleria tra le testate dei binari e l’edificio frontale, detta “galleria di gomma” per la particolare pavimentazione.

Nel 1954 fu realizzata, quale elemento caratterizzante l’avancorpo, una pensilina a “sbalzo” denominata dinosauro, mentre la testata fu decorata con un fregio astratto in alluminio per opera di Imre Tot.

 

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