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- da Via di Tor Millina a Largo Febo, R. V, Ponte -
Dalla chiesa dedicata a S. Maria della Pace. In antecedenza era la chiesetta di S. Andrea o S. Maria de Aquarenariis o Aquaricariis, poiché vi abitavano i rivenditori d’acqua. Quando nei secoli di mezzo Roma, difettando di acque potabili, adoperava l’acqua del fiume, dopo averne fatto depositare l’arena; da ciò la Via ebbe nome degli Acquarenari. Infatti ancora nel 1517 l’Ariosto raccomandava al fratello Galasso di tenergli pronta, per il suo arrivo in Roma, dell’acqua purgata del Tevere:
Fa ch’io trovi dell’acqua non di fonte, di fiume sì, che già sei di veduto Non abbia Sisto ne alcun altro ponte.
Questi acquarinari l’attingevano con barili all’altezza del Ponte Milvio e l’andavano distribuendo per le case. Per la facilità che avevano d’introdursi in ogni abitazione, acquistarono la fama di mezzani. Alla corporazione degli Acqarenari apparteneva la madre di Cola di Rienzo che viveva “di panni lavare e di acqua portare”. Nella chiesetta era una immagine della Vergine che, colpita da un sasso gettatole contro, avrebbe sgorgato sangue. Sisto IV vi si recò in processione e fece voto di erigere in quel sito un magnifico tempio alla Vergine, se si fosse evitata la guerra minacciata dalle funeste conseguenze della Congiura dei Pazzi a Firenze. Scongiurata la guerra, nel 1480 venne edificata la chiesa dedicata a S.Maria della Pace. Alessandro VII (1655) la restaurò su disegno di Pietro da Cortona. Il giorno della riconsacrazione, essendo stato eretto un arco trionfale nel cui mezzo campeggiava il ritratto del papa e l’iscrizione “Orietur in diebus nostris justitia et abundantia pacis” (Nascerà ai giorni nostri la giustizia e l’abbondanza della pace), Pasquino cambio l’orietur in morietur e il pacis in panis: “Morirà ai nostri giorni la giustizia e l’abbondanza del pane”…
All’interno della chiesa le statue che decorano la Cappella Cesi, architettura di Michelangelo, furono scolpite con marmi provenienti dal tempio di Giove Capitolino. Le quattro Sibille, sull’arco della Cappella Chigi, sono di Raffaello. Pitture di Baldassarre Peruzzi, del Maratta, dell’Albani, del Sermoneta. Il Chiostro, del 1504, è opera del Bramante.
Stradario Romano, Benedetto Blasi, Edizioni del Pasquino, Roma, 1933
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